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Il ruolo dell'Architetto non è mai cambiato



Sarebbe riduttivo e poco elegante scrivere i nomi dei personaggi che nella storia dell'umanità e dell'architettura hanno trattato il tema del ruolo della propria professione. Sarebbe poco elegante perché rischierei di non nominarli tutti, sarebbe riduttivo perché ciò che conta è il loro messaggio, il quale attraversa tempo e spazio e permea il nostro presente, seppur pensiamo che tutto sia cambiato.


Eppure le parole dello storico Y. N. Harari dovrebbero risuonarci in testa ogni giorno, parole che raccontano di quanto poco siamo cambiati e di quanto (tanto) abbiamo cambiato il mondo che abitiamo.


In questo, scopriremmo che la tradizione è la più grande innovazione che l'umanità abbia mai potuto concepire, scopriremmo che il nostro presente è costruito su pilastri possenti: il nostro passato. La nostra esistenza è fortemente permeata dagli uomini che ci hanno preceduti, dai nostri genitori, dai nostri nonni, in un incessante riscrittura di codici di dna .


Siamo chi eravamo e saremo chi siamo già stati. I grandi cambiamenti che sogniamo di fare nella nostra breve (cosmicamente parlando) vita, sono e saranno sempre piccolissimi passi verso il nostro destino.


Comprendere la lentezza dei cambiamenti, comprendere come e perché si generano, comprendere da cosa si generano, sono gli unici strumenti che ci possono permettere di compiere passi più veloci e corretti, passi che implicano un costante lavoro generazionale da tramandare con tutti gli strumenti che conosciamo.


Ecco perché non sarà mai "passato" il parlare di Vitruvio o di Alberti, della genialità dei romani e della potenza degli umanisti, di Le Corbusier, di Mies, di Kahn....


Il Ruolo dell'Architetto, la sua vocazione, la sua Missione, è da sempre la stessa, è da sempre quella di definire spazi per l'animo umano, come per il medico è quella ripararne le membra.

La costruzione fisica di luoghi significanti accompagnata dalla "coltivazione del paesaggio" è mestiere importantissimo con la duplice valenza di prendersi cura dell'ambiente al fine di prendersi cura dell'umanità.



Non importa se stiamo citando un'opera del 1338 del Lorenzetti, essa è presente oggi quanto le era all'ora, la sua attualità non viene meno se al posto dei cavalli mettessimo macchine volanti e al posto delle strade delle linee elettrificate.




L'Architetto non è colui che vaga in un paesaggio brullo e dominato da un cupo castello medioevale, è colui che gode dei piacere del giardino, sul quale affacciano splendidi edifici, i cui ornamenti imitano la natura. L'Architetto non è colui al quale mancano mani, occhi, naso, bocca e orecchie; è colui che ha caratteri riconoscibili, ha un volto. L'Architetto è colui che si impegna a tramandare il suo sapere ai giovani, è un'edificio con le finestre spalancate come gli occhi che osservano la prima raffigurazione con benevolenza (Philibert de l'Orme).


è il buon cuore che definisce perché e come uno spazio debba avere quelle caratteristiche
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