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PREMESSA

I AM è innanzitutto un appunto terminologico, un ritorno ad una condizione di origine come gesto di ripensamento in un’ottica evolutiva. In questo contesto quindi, le parole diventano macigni, densi quanto la Luna Io, espressione delle idee che costruiscono l’Architettura. É vuota, quindi vana, la costruzione non sottesa da idee forti e nobili.


Dalle IDEE alle PAROLE per costruire ARCHITETTURE.


“Le idee che danno origine all’Architettura sono concetti complessi. La complessità in architettura è propria dell’idea. Idea che appare come sintesi dei fattori concreti che concorrono nel complesso fatto architettonico: Contesto, Funzione, Composizione e Costruzione"

A. Campo Baeza, L’Idea costruita, (2016) Lettera Ventidue Edizioni S.r.l, Palermo.

ARCHITECTURA SINE IDEA

VANA ARCHITECTURA EST

Francisco Goya.jpg

Francisco Goya, Il sonno della ragione genera mostri, (c. 1797), penna e inchiostro su carta, 23x15,5 cm, Museo del Prado, Madrid

La riflessione dell’Architetto Baeza è in questo caso sorretta dal disegno di Goya in quanto, senza le idee, le costruzioni risulterebbero mostruose. La bellezza è quindi il risultato di un lavoro di ricerca, studio e apprendimento condotto dal professionista tendente ad elevare il mero aspetto tecnico ad arte e poesia. 

 

Il lavoro dell’Architetto è quindi, come cita il titolo del libro da lui scritto, Costruire Idee, nel senso più concreto del termine. 

 

La Storia dell’Architettura è quindi da leggere non come Storia delle Forme bensì come Storia delle Idee Costruite, “le forme si disgregano col tempo ma le idee rimangono, sono eterne”. 

 

MANIFESTO

 

La riflessione che I AM porta avanti verso la Professione riguarda un ripensamento in termini di importanza della stessa come atto sociale supremo. Il ruolo dell’Architetto è comparabile a quello del Medico, come riparatore intimo dell’animo umano. 

 

Innumerevoli studi effettuati in tutto l’arco del secolo scorso, hanno evidenziato quanto, l’ambiente “architettonico”, formi o educhi (nel bene e nel male) i suoi abitanti. 

 

L’Urbanistica come l’Architettura, seppur non siano due discipline a se stanti, sono state trattate come se lo fossero per più di un secolo. L’elemento che I AM vuole porre in luce riguarda, in questo caso, le implicazioni che gli studi precedentemente menzionati hanno sull’abitare gli spazi, qualsiasi essi siano. 

 

Spazi alti, spazi bassi, spazi dilatati, spazi angusti, spazi eleganti, spazi sobri, spazi brutti, spazi malinconici.... ognuno di essi ha precise implicazioni sull’animo umano derivanti da precisi rapporti proporzionali, di luce e matericità. 

I AM lavora su tutto ciò, studiando dapprima le caratteristiche “emotive” degli ambienti da progettare, dimensionandole con ordine e precisione con precisi rapporti tra le parti al fine di comporre un tutto coerente. 

 

Il lavoro dell’Architetto è ben espresso da una frase dell’Architetto spagnolo Alberto Campo Baeza: 

 

“L’Architettura non nasce da “incontri casuali” ma da ricerche laboriose. Laboriosa è la ricerca dell’Architetto che, con tutti i dati sul tavolo, pensa e misura, misura e pensa, per arrivare agli incontri certi”. 

 

Gli incontri certi sono quegli stati che producono bellezza, in cui, secondo L. B. Alberti (libro VI De re aedificatoria), la stessa è definita come: 

 

“l’armonia [concinnitas] tra tutte le membra, nell’unità di cui fan parte, fondata sopra una legge precisa, per modo che non si possa aggiungere o togliere o cambiare nulla se non in peggio”.

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